Il comportamento dei minori che fanno nascere in un compagno di scuola una condizione di disagio, tanto da indurlo a cambiare classe, integrano il reato di stalking.

Ultimamente si sentono molte notizie riguardo questo argomento: “bullismo” è il termine con cui viene chiamato questo fenomeno (molto frequente nelle scuole italiane) che è caratterizzato da vere e proprie persecuzioni che creano uno stato di soggezione psicologica nella vittima.

Nel caso in esame, dei minori hanno indotto un compagno di classe ad abbandonare l’istituto e, quindi, mutare le proprie abitudini di vita. La Corte Suprema ha stabilito che gli episodi di bullismo, che erano ripetuti e non occasionali, avevano indotto nella vittima uno stato di ansia e paura integrando il reato di “atti persecutori”. La Corte di Cassazione ha anche sottolineato che gli autori del reato manifestavano una mancata comprensione della gravità dei propri comportamenti.

Il reato di atti persecutori non esclude la presenza di altri reati come le “percosse” e le “lesioni personali”. Se la vittima, tramite fotografie e/o certificazioni del pronto soccorso sarà in grado di dimostrare i reati, i genitori del minore dovranno risarcire la famiglia della vittima.